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Che cos'è l'ANCUPM

Stemma ANCUPM

L’ANCUPM è un’associazione che raccoglie l’adesione dei Comandanti ed Ufficiali delle Polizie locali d’Italia. E’ apartitica e non ha fini di lucro. La sua struttura organizzativa è articolata su una direzione nazionale e su delegazioni regionali. L’associazione è presente su tutto il territorio nazionale e, attualmente, conta più di 1.000 iscritti.

Scopi Sociali
Finalità dell’Associazione sono: organizzare incontri e convegni; fornire pareri agli organi istituzionali sui disegni di legge che riguardano le problematiche sulle Polizie locali, le loro attività e la sicurezza in genere; studiare problemi organizzativi e tecnico professionali per gli addetti alle Polizie locali; curare i collegamenti con le Autorità centrali e periferiche; tutelare, in ogni campo, la dignità, il prestigio, il rispetto della funzione e gli interessi morali e giuridici della categoria; assistere, in sede legale, gli associati.

Strumenti di diffusione ed informazione sono, oltre che la rivista, edita dall’Ancupm, la cui tiratura è di 2.000 copie trimestrali, letta e utilizzata da tutti gli appartenenti alle Polizie locali, anche il visitatissimo sito www.ancupm.it

Organi del Sodalizio
Gli organi gestionali sociali sono costituiti da: Assemblea dei soci, Consiglio nazionale, Comitato direttivo, Presidente, Delegazioni regionali, Collegio dei revisori dei conti e dei probiviri. Lunga ed interessante la storia dell'Associazione prodotta in questi trentasei anni di vita, che l'hanno vista protagonista nel formare tante nuove competenze professionali, utilizzate, ad esempio, in occasione dei pareri espressi nei lavori ministeriali per la formulazione del nuovo Codice della strada.

Mille storie diverse, unificate dall'identità associativa
Il 4 aprile 2004 è ricorso il Trentennale dell'Associazione Nazionale dei Comandanti ed Ufficiali di Polizia Municipale, nata nel corso delle Giornate di Studio di Viareggio, il 4 aprile 1974, grazie alla forte sensibilità comunitaria di molti colleghi di tutt'Italia, che, interpretando l'unanime aspirazione dei responsabili gestionali delle oltre 8.000 "Vigilanze urbane" disciplinate da altrettanti differenziati regolamenti comunali, convennero di mettersi insieme in un unico organismo rappresentativo, a livello nazionale, per dar vita ad un'entità sovraordinata alle singole esperienze professionali, capace di meglio affrontare le tante problematiche comuni con una complessiva immagine sociale, fonte di orgoglio e di sano spirito di appartenenza.  
Primo Presidente dell’Ancupm, unanimemente acclamato, fu il Comandante del Corpo dei Vigili Urbani di Roma, Generale Francesco Andreotti, figura carismatica e Maestro di Pubbliche Relazioni, che, per oltre venti anni, è stato l'ambasciatore della categoria, finalmente unita nel darsi una cultura collaborativa, ricca di fermenti ed impulsi di efficienza e di progresso comune. All'Associazione, radicata sul territorio nazionale attraverso la costituzione di funzionali Delegazioni regionali, i padri costituenti, alcuni ancora viventi, seppero dare un democratico Statuto che, prevedendo l'apartiticità con esclusione di qualsivoglia forma di lucro, conteneva i principi-guida dell'etica comportamentale e delle già menzionate finalità sociali.
Il pluralismo politico e culturale dei primi componenti il sodalizio centrò l'obiettivo dell'unità delle professionalità direttive e dirigenziali dei Corpi, destinati a diventare spine dorsali del nuovo Comune, contemporaneamente conseguendo molti altri risultati positivi, come la stigmatizzazione delle qualifiche funzionali, specialmente quelle di polizia giudiziaria in difesa delle istituzioni, attaccate allora dalla triste esperienza del terrorismo, dell'armamento dei Corpi e la quartierizzazione del servizio, la valorizzazione del lavoro femminile, la concentrazione massiccia della categoria con due raduni nazionali a Roma, il primo per l'Anno Santo del 1975, nell'Aula Nervi del Vaticano, il secondo, nel 1985, presenti oltre 3.000 colleghi con una rappresentanza ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e deposizione di una corona all'Altare del Milite Ignoto, lì fatti convenire per sostenere la promulgazione della prima legge quadro nazionale, nel marzo del 1986, sul nuovo Ordinamento della Polizia Municipale, storico habeas corpus per la categoria, destinato ad accrescere il loro prestigio sociale ed al formarsi di una coscienza professionale sempre più tesa al raggiungimento di una pari dignità con le altre Forze di Polizia. Degno di citazione è anche il capolavoro della gestione della presidenza di Francesco Andreotti, incaricato, nel 1976, dal Ministero dell'Interno, di procedere al Censimento nazionale della consistenza organica delle Polizie Municipali: 1.377 Ufficiali, 4.013 Sottufficiali, 43.369 operatori, per un totale di 48.759 unità. 
Gli anni '90 segnano il passaggio di consegne dal Presidente Andreotti a Felice Serra, attuale Presidente Onorario, continuatore dell'indirizzo gestionale del Sodalizio come fucina di forte amalgama unitaria, di valori comuni derivanti dal periodo eroico delle ventennali Giornate di Studio di Viareggio, autentica Accademia formativa delle moderne nostre figure professionali, omogeneamente plasmate dagli influssi accademici, dottrinali e scientifici.

Come eravamo e come siamo. Un po’ di storia
L’Ancupm è nata il 4 aprile 1974, a Viareggio, grazie ad un deciso corpuscolo di Comandanti di Vigilanza Urbana, capeggiato dal Comandante del Corpo della Capitale, Francesco Andreotti, sorretto da un valoroso manipolo di colleghi di tutt’Italia, con in testa il Comandante Potito Iascone, di Viareggio, ed il Comandante di Grosseto, Felice Serra, tutti passati poi alla storia quali “Soci Fondatori dell’Ancupm”.
Contestualmente all’Ancupm arrivava anche il vento innovativo delle nuove Regioni d’Italia attraverso l’esperienza del decentramento funzionale delle Autonomie Locali, quelle comunali già esistenti da oltre un millennio, destinata a realizzare i nuovi principi costituzionali del 1948.
E fu proprio lo spirito innovativo, l’orgoglio categoriale, la passione del proprio lavoro, isolatamente negletto, a far da molla propulsiva alla nascita di un nuovo organismo unitario nazionale, rappresentativo di tante figure istituzionali di primaria importanza sociale, tutte già esperte nell’arte del “governo del personale” ed in possesso delle virtù militari per aver già rivestito un ruolo ufficiale nelle Forze Armate dello Stato.
Le adesioni a questo forte movimento e richiamo di spiriti eletti raggiunse subito l’apice di più di 1.000 soci, di piccoli, medi e grandi Comuni d’Italia: la loro bandiera era quella della libertà nella solidarietà e nel progresso professionale, il loro Codice comportamentale continuare a servire la Patria, non in armi ma in spirito di servizio sociale per il governo cittadino dell’ordine e della tranquillità, con un loro look categoriale, una loro nuova immagine sociale ed istituzionale.
L’Ancupm nacque proprio come aspirazione comune ed indifferibile di dar vita ad un’entità sovracomunale quale punto e zodiaco di riferimento di sintonie operative, un’aggregazione amicale e comunicazionale, foriera e capace di dare nuova luce e smalto alla Categoria, alla ricerca di una rinnovata “identità esistenziale”, con onore e dignità, come si conviene per un moderno settore operativo, “fiore all’occhiello della macchina comunale”.
Forte e sentita era l’esigenza di dotarsi di un proprio organismo referenziale all’altezza di saper curare collegamenti con le Autorità centrali e periferiche, di provvedere all’istituzione di Scuole di formazione e miglioramento professionale, per ottimizzare i servizi di interesse per la collettività, in special modo per i più derelitti e i più deboli.
A quei tempi il concetto di “prossimità” affondava ancora le sue radici nel rispetto del vicino, così come trasmessoci per millenni dalla morale giudaica-cristiana; allora la cultura della solidarietà non era stata corrosa dal virus dello sfrenato desiderio personale, dell’esasperato egoismo e le parole fraternità ed amicizia avevano ancora un significato sul teatro della vita sociale.
A garanzia e rappresentanza di tutte queste nobili virtù venne scelto quale Presidente della nuova creatura Ancupm una storica figura professionale, proveniente dal Corpo della Vigilanza di Roma, rivelatasi nel tempo una poliedrica espressione e rappresentazione di alto prestigio sociale, che ha saputo tutelare nei migliori dei modi il rispetto della funzione e degli interessi giuridici della Categoria. Così Francesco Andreotti è assurto ben presto felicemente a livelli carismatici di respiro internazionale, contribuendo a far ritenere quel periodo fortunato come quello “dell’epoca d’oro” dell’Ancupm, per aver soprattutto saputo, nel corso di un ventennio dirigenziale, lavorare per ottenere la prima legislazione unitaria nazionale per tutte le Polizie Municipali d’Italia, insieme a tante altre valide realizzazioni categoriali, quali quella del Censimento di tutti gli addetti alle Polizie locali, alla creazione del “Bollettino Ancupm”, alla pratica del “bene comune” e della fraternità tra tutti gli appartenenti alla nostra famiglia, di cui certamente Lui è stato e continua ad essere il Patriarca morale.
Ad Andreotti, 1°Presidente Nazionale, successe Felice Serra, Comandante la Polizia municipale di Grosseto, già suo Segretario Amministrativo, trovatosi a gestire il difficile momento dell’entrata in vigore della nuova legislazione del ’93 che promosse i Sindaci a taumaturghi della vita cittadina, con il conseguente indebolimento del ruolo dei Comandanti, che fino allora, vincitori di pubblico concorso, avevano “brillato” di luce propria, stelle autonome di conclamata fantasia e creatività sociale. Il loro destino continua a scorrere maledettamente in termini di “canne al vento”, di continue tensioni di “rigor mortis”, esposti alla continua minaccia della spada di Damocle dell’illegittimo istituto anglosassone dello spoil system.
Il degrado e la perdita dei valori di una volta, il dramma psichico quotidianamente vissuto dai colleghi in servizio, la loro solitudine decisionale sempre più inquietante, la sfiducia montante verso tutti e tutto, il cancro dell’arrivismo esasperato e della concorrenza spietata e disumana tra di loro, hanno avvelenato gli slanci ideali e le visioni verticali della nostra funzione.
Pur tuttavia, l’esperto Presidente Serra, “leone toscano”, forte di un temperamento deciso ed austero e di una capacità comunicazionale non comune, ha saputo tenere in mano lo scettro del comando, a forma monarchica e con la lotta agli sprechi, grazie alla sua articolata rete di amicizie istituzionali e politico-sindacali, per un lungo periodo e con indomita sicurezza, all’altezza delle continue trasformazioni anche ordinamentali del nostro lavoro, contribuendo validamente a proporre i lineamenti base della stessa nuova riforma in atto.
In una società sempre più liquida, come sostengono i sociologi, in cui notizie, posizioni e commenti si appiattiscono sullo stesso piano, con eguale significato, Serra ha saputo conservare intatto il prestigio sociale dell’Associazione, da non confonderlo mai con nessun pasticcione–minestrone, prediligendo nel suo programma operativo il tema centrale della “credibilità”, quale chiave che si conquista con lo studio, la preparazione, la scuola e la professionalità ed il sacrificio.
Da ascrivere in suo merito sono gli obiettivi del potenziamento mediatico-comunicazionale della categoria attraverso il miglioramento del Bollettino Ancupm e, soprattutto, dell’istituzione di un sito WEB, gioiello multimediale, utile strumento, gratuito, dell’informazione quotidiana dei colleghi in servizio, prestigioso vessillo della moderna Polizia Municipale, capace di sostenere l’immagine sociale di una categoria alimentata dagli impulsi di lealtà, di bon ton e di stile comportamentale, con forte anelito all’incentivazione della formazione professionale e morale, in perfetta sintonia con i principi statutari.
Il Preidente nazionale ANCUPM, Diego PortaIn occasione delle XXVIII Giornate di Studio Ancupm, tenutesi nel maggio del 2009 a San Giovanni Rotondo, è stato eletto nuovo Presidente Nazionale Diego Porta, Vice Comandante Generale del Corpo della Polizia Municipale di Roma, ritornando in tal modo la Presidenza nella Capitale, donde era partita, sicuramente più ricca di potenzialità rappresentative. In quella sede, inoltre, sono stati confermati, nella carica di Segretario Generale, Stefano Donati, Comandante del Corpo della Polizia Municipale di Bari ed in quella di Vice Presidente, Antonino Borzumati, Comandante della Polizia Municipale di Cinisello Balsamo.
A Diego Porta, avvocato, autore di testi professionali, docente, un passato nella Polizia di Stato come funzionario, spetta ora l’ingrato compito di adeguare i cervelli e le intelligenze dei nuovi Comandanti alle mutate esigenze della società civile, a lui la sensibilità di porre al centro della pianificazione dell’attività dell’Associazione il tema della deontologia professionale, “bollino blu” dell’Ancupm, principio fondamentale e fondante del nostro “savoir faire”, insieme di regole considerate di particolare rilievo sociale, magari inventando una specie di decalogo riassuntivo per non smarrirsi nella confusione del momento.
Almeno tre sono le sfide importanti che il nuovo Presidente ed il gruppo Dirigente, nazionale e “periferico”, dovranno affrontare: il mutato quadro normativo; le problematiche che scaturiranno dalla nuova legge di riforma; il rilancio dell’Associazione e le relazioni con le altre Associazioni di categoria. Andiamo con ordine.
Il quadro normativo, mentre è rimasto sostanzialmente immutato per le altre Forze di Polizia, si è profondamente modificato per le Polizie Municipali in seguito alla recentissima normativa che, rafforzando i poteri dei Sindaci in materia di sicurezza, definisce ora la nozione di “Sicurezza Urbana”. In altri termini l’Ente locale, in materia di sicurezza, diventa protagonista accanto e con pari dignità agli attori tradizionali del comparto sicurezza: Prefetto e Questore. Tale evoluzione nelle politiche di sicurezza degli Enti locali non poteva non comportare una maggiore professionalità delle Polizie Municipali chiamate ora, con pari dignità rispetto alle altre Forze di Polizia, sebbene con compiti diversi, a contribuire alla Sicurezza urbana. Ma per poter essere all’altezza di ciò le Polizie Municipali dovranno essere poste nelle giuste condizioni, tra cui, l’oramai non più procrastinabile approvazione della legge di riforma della legge 65/86 (e, questa, è la seconda sfida di cui parlavamo). Non si chiede, dal punto di vista normativo, un quid pluris rispetto alle altre Forze di Polizia ma, semplicemente, ottenere quegli strumenti necessari per poter svolgere, al meglio, i propri compiti.
Infine, ma non per importanza, il terzo punto, quello relativo al rilancio o, meglio, rivitalizzazione dell’Ancupm e delle relazioni con le altre Associazioni. Per perseguire tale, ambizioso obiettivo, fondamentale rimane il ruolo delle Delegazioni regionali, alcune delle quali brillano per iniziative convegnistiche mentre, altre, sembrano essersi assopite in attesa di eventi che, loro stesse, dovrebbero invece determinare. Al riguardo ruolo fondamentale e trainante dovrà essere giocato dai Presidenti delle Delegazioni, determinanti non solo per l’opera, pur necessaria, di diffusione nel territorio dell’Associazione, ma anche perché rappresentano quei contenitori di idee propositive che possano far riflettere il gruppo Dirigente nazionale. Sulle relazioni con le altre Associazioni di categoria, si rammenta che l’autorevolezza di un’Associazione non si misura con il numero delle iscrizioni, bensì con la capacità di esprimere Convegni e/o Seminari su temi di interesse attuale, fornire pareri agli Organi istituzionali il più possibile perfetti dal punto di vista tecnico-giuridico; insomma è la professionalità che fa la differenza e, questa, è sempre stata e sarà sempre la stella polare dell’Ancupm.
Se il periodo andreottiano è stato segnato da un risveglio di romanticismo e di sogni futuri attraverso lo scoppio delle pluralità autonomistiche di fantasia creativa dei Comandanti, se il periodo serriano fu contraddistinto dal clima di transizione dell’intera categoria, l’attuale mandato della Presidenza Porta dovrà essere caratterizzato dall’esame delle problematiche attuative che, inevitabilmente, sorgeranno nel momento di approvazione della nuova legge.
E già il neo Presidente Diego Porta è partito nella direzione giusta organizzando, nel febbraio del 2010 a Roma, presso il Comando Generale del Corpo, le annuali Giornate di Studio Ancupm, giunte alla XXIX edizione, dal titolo “Sicurezza urbana e prospettive di riforma della legge quadro sulla Polizia Municipale”, che hanno visto la partecipazione del Sottosegretario di Stato all’Interno, On.le Alfredo Mantovano ed i relatori del Testo unificato di riforma della legge-quadro, Senatori Maurizio Saia e Giuliano Barbolini, per fare il punto sulle conclusioni finali dell’iter procedimentale della nostra Riforma e per raccogliere le ultime osservazioni Ancupm che il Presidente Porta ha poi rappresentato in sede di audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato.
A fronte della nascita della nuova Polizia locale, l'Associazione è destinata ad assumere il ruolo di memoria storica della Categoria, una forza morale-professionale, con funzione di mediazione culturale, grazie al suo blasone deontologico che, probabilmente, la porterà a svolgere un compito analogo, per prestigio, ad una Camera nazionale, crocevia e snodo delle interpretazioni metodologiche della formazione, degli indirizzi e risorse unitarie, dei contenuti competenziali regionali, organizzazione funzionale di consulenza e organismo di riferimento e di orientamento professionale.
Per assicurare questi risultati sarà necessaria la presenza, tra noi, di futuri dirigenti, di nuova generazione e di anzianità attive, quali potenziali risorse di buona gestione delle moderne politiche di integrazioni operative e capaci di gestire professionalmente i delicati raccordi tra i diversi ambiti operativi e gli stessi più ampi processi di confronti interistituzionali, il tutto in una moderna dimensione europea.

Il futuro dell'Associazione
Ai primi bisogni di vedere nell'Associazione la casa comune, un punto sicuro di riferimento e di maggior sicurezza nello svolgimento delle attività istituzionali, sempre più complesse, sono subentrate nuove motivazioni di affiliazione, dettate dall'evoluzione delle tecnologie operative, dalle necessarie interrelazioni dei nuovi "saperi", dallo scambio di informazioni e di conoscenze delle nuove tecniche comunicative, presupposti indispensabili per soddisfare i nuovi problemi di ordine e sviluppo sociale, imposti dalla modernizzazione degli apparati della Pubblica Amministrazione.
La Polizia locale vive tempi turbolenti che la chiamano a gestire le profonde trasformazioni socio-politiche e culturali, insieme ai nuovi istituti contrattuali, con danni incommensurabili derivanti dalla privatizzazione del rapporto di lavoro, ed ai mutati rapporti con l'Anci in seguito alle nuove politiche che irrompono nella vita comunale con le elezioni dirette dei Sindaci, assunti a referenti istituzionali per i problemi di sicurezza urbana. E' giunto il tempo di inventare nuovi scenari operativi per sviluppare una nuova storia della polizia locale, da inserire in una calibrata collaborazione nel rapporto con gli apparati governativi, baipassando le lacune evidenziatesi con il superato impianto legislativo della legge n. 65 del 1986.
Notori sono lo sconforto e lo scetticismo strisciante nella nostra Categoria, talvolta divisa per diaspore interne, conseguenziali alla crescente erosione dell'autonomia operativa dirigenziale, insieme alle persistenti richieste di riconoscimento dei suoi diritti assistenziali ed economici. Anche l'Associazione vive il delicato momento della transizione al nuovo, per cui instancabile rimane l'impegno nel tessere ogni possibile raccordo collaborativo al suo stesso interno ed a livello interistituzionale per continuare a stimolare la costruzione della migliore comprensione reciproca.
Per superare la complessa muraglia d'incomprensione, anche tra di noi, per fortificare i meccanismi di difesa categoriale, così come avviene nei migliori Ordini Professionali, l'Associazione ha ora bisogno della nuova linfa partecipativa delle giovani leve di Comandanti, destinati a divenire i futuri comunicatori per eccellenza, i ricercatori attenti del legittimo consenso per l'operato dei Sindaci, con i quali saranno sempre più legati, non soltanto dal nuovo istituzionale rapporto fiduciario, ma anche da un intelligente e reciproco feeling collaborativo finalizzato alla comune ricerca della migliore possibile simpatia della pubblica opinione, che li vuole, insieme, protagonisti e vincenti.
All'avvenire della Polizia locale, pertanto, si schiuderanno sempre più nuovi orizzonti di sviluppo, nuove potenzialità operative, nuove frontiere professionali. I futuri dirigenti, serbatoi delle cognizioni locali soggettive ed oggettive, ricchi di incommensurabili risorse umane, verranno a trovarsi sempre più in prima linea nel circuito mediatico del servizio pubblico, da gestire ora con sensibilità di partecipazione e capacità gestionali a livello europeo.
Per tutte queste considerazioni la Polizia locale, passaggio obbligato ed imprescindibile cuneo costituzionale, avrà sempre più bisogno di un prestigioso organismo rappresentativo per raccordarsi con tutte le altre Forze istituzionali in campo nell'esplorazione di nuove strategie riformatrici, e la nostra consolidata Associazione, crogiolo morale unificante e fonte di continue mediazioni, è destinata a rimanere il naturale contenitore amichevole, democraticamente eletto, dove ciascun socio, anche in pensione, potrà continuare a conferire testimonianze, idee e progetti nuovi, a coltivare le più nobili aspirazioni professionali, in un clima di leale coesistenza emulativa e di civile e comune solidarietà.

Roma, ottobre 2010

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